LE PRINCIPALI VIE PER UN PIANO DI WORK FOR EQUITY

Come abbiamo visto nell’articolo precedente , il work for equity è uno strumento giuridico introdotto dal Decreto Crescita 2.0, in un primo momento, per le Start up innovative e poi a partire dal 2015 anche per le PMI innovative. Detto strumento ha la funzione di remunerare consulenti, professionisti e, in generale, fornitori d’opera e servizi (da non confondere con i lavoratori dipendenti o dai collaboratori continuativi poiché in questo caso si parlerebbe di stock option, altro strumento giuridico simile al work for equity) tramite l’assegnazione di quote/azioni o ancora strumenti partecipativi di start up.

L’idea era quella di consentire alle start up di avvalersi di professionisti o consulenti ritenuti fondamentali per lo sviluppo del loro business model a discapito di una carenza di liquidità tipica di queste realtà specie nelle fasi iniziali del progetto.

Con questo articolo andremo a redigere i principali modi in cui si può arrivare all’effettiva assegnazione di dette quote o azioni ai prestatori d’opera strategici per lo sviluppo e la crescita della società stessa (escludendo dalla trattazione il caso di strumenti partecipativi a cui dedicheremo articolo specifico).

 

  1. LA CESSIONE DI AZIONI O QUOTE PROPRIE AI PRESTATORI D’OPERA

Una possibilità è sicuramente quella della CESSIONE delle quote o azioni ai prestatori d’opera da parte della società stessa. Tuttavia, in questo caso la società dovrà già essere in possesso di sue quote o azioni, cosa non possibile a titolo originario, ossia in costituzione. Pertanto, in questo caso la società dovrà procedere in via preliminare ad acquistare le azioni o quote oggetto della futura cessione. Questo acquisto potrà avvenire sia a titolo oneroso che gratuito tenendo presente che, nel primo caso, dovranno essere acquistate dalla società nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili. In ogni caso la cessione di quote o azioni dei soci alla società potrà avvenire solo se le azioni o quote cedute siano interamente liberate.

CRITICITÀ insite nell’operazione:

  • LA PRESENZA DI UTILI DISTRIBUIBILI O RISERVE DISPONIBILI per l’acquisto da parte della società di quote o azioni proprie da poter a sua volta cedere al prestatore di servizi in virtù di un work for equity;
  • PRESENZA EVENTUALE DI QUOTE O AZIONI DI DIVERSA CATEGORIA (per esempio con limitazione di diritto di voto);
  • PERDITÀ DEI BENEFICI FISCALI per l’investimento in start up da parte del socio cedente le quote o azioni;
  • QUOTE o AZIONI ACQUISTATE DALLA SOCIETÀ INTERAMENTE LIBERATE.
  1. AUMENTO DI CAPITALE A PAGAMENTO CON ASSEGNAZIONE DI AZIONE DI NUOVA EMISSIONE

Conditio sine qua non per poter valutare questa possibilità, ossia non mediante la cessione di quote o azioni già esistenti (come precedentemente analizzato) ma mediante nuovi conferimenti, è che il capitale sociale della società sia stato integralmente liberato.

Inoltre, se la start up è una srl, lo statuto dovrà prevedere la clausola che consenta un aumento di capitale destinato a terzi non soci. Qualora questo non fosse previsto sarà necessario modificare lo statuto in tal senso prima di poter precedere, fermo restando il diritto di recesso, conferito per legge ed inderogabile, in capo a tutti i soci della società.

Dal un punto di vista tecnico il conferimento da parte del prestatore d’opera può essere realizzato mediante compensazione di un credito vantato nei confronti della società per i servizi resi, oppure, solo ed esclusivamente nel caso di startup costituite in forma di s.r.l., mediante conferimento di opera o servizi. È importante sottolineare che, mentre il conferimento d’opera avverrà all’inizio del rapporto di collaborazione (in ogni caso ancora da svolgere ed essendo la realizzazione effettiva della prestazione clausola condizionale sospensiva dell’assegnazione delle medesime quote o azioni della start up), la compensazione del credito potrà avvenire solo a conclusione della prestazione resa.

Nel caso in cui si proceda con il conferimento d’opera o servizi, possibilità prevista solo per le start up costituite in forma di srl, ciò deve avvenire mediante la prestazione di una polizza assicurativa o di una fideiussione bancaria con cui vengono garantiti, per l’intero valore della prestazione, gli obblighi assunti dal prestatore d’opera futuro, socio della start up. Qualora l’atto costitutivo lo prevedesse, la polizza o la fideiussione bancaria possono essere sostituite dal versamento a titolo di cauzione del corrispondente controvalore della prestazione in denaro presso la società stessa.

CRITICITÀ insite nell’operazione (mediante conferimento d’opera o servizi):

  • Solo per START UP in forma di SRL
  • POLIZZA O FIDEUSSIONE BANCARIA
  • PREVISIONE STATURIA
  • RELAZIONE GIURATA DI STIMA ai sensi dell’art. 2465
  • COSTI COLLATERALI (notaio, polizza, stima giurata etc)
  • DIRITTO DI RECESSO dei soci

Invece, nel caso in cui si proceda mediante la compensazione del credito maturato nei confronti della start up per l’opera o i servizi resi.

CRITICITÀ insite nell’operazione:

  • non chiare indicazioni NORMATIVE
  • RELAZIONE GIURATA DI STIMA ai sensi dell’art 2465 (opinabile)
  • DISOMOGENEITà GIURISPRUDENZIALE e DOTTRINALE
  • COSTI COLLATERALI
  • DIRITTO DI RECESSO dei soci

Si noti che non è fatta menzione dell’aumento di capitale gratuito poiché quest’ultimo caso sembra essere ammesso solo nell’eventualità in cui le quote della società siano destinate ai soli dipendenti, e non anche ai prestatori d’opera. In altre parole, non pare consentito alle start up in forma di srl attuare un piano di work for equity tramite aumento di capitale a titolo gratuito in favore di terzi prestatori d’opera. Caso diverso per le stock option e le Spa di cui avremo in futuro modo di approfondire.

In conclusione, benché la possibilità del work for equity vi sia molti sono gli ostacoli che separano gli startupper ad un’agile applicazione di questo utile strumento che sulla carta rimane fondamentale allo sviluppo del business model ma nella pratica diviene a volte un grattacapo.

Molto spesso si ricorre a soluzioni sostanziali di work for equity anche se nella forma non lo siano esattamente.

 

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